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 EROS E PSICHE

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Susie

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Data d'iscrizione : 22.07.09

MessaggioTitolo: EROS E PSICHE   Dom Ago 30, 2009 10:48 pm

Creature capricciose, potenti e gelose, gli antichi dei greci si divertivano con le vite degli uomini e donne e questi si difendevano con l'amore, il coraggio e la lealtà. Per dimostrare quanto potente fosse la forza del cuore, i Greci amavano raccontare le pene di Psiche e come ella le avesse sopportate.
Psiche, una fanciulla della Caria, regione dell'Asia Minore, era veramente di rara bellezza, alta ed eterea, scura di capelli e con occhi radiosi. Era così graziosa che scatenò la gelosia di Afrodite (Venere), la quale usò i propri poteri contro di lei. Con incantesimi, la dea tenne lontano dalla fanciulla i giovani uomini mortali e le inviò il proprio figlio Eros affinchè la stregasse e la facesse innamorare degli animali.
Tuttavia, lo stesso Eros rimase stregato alla vista della giovane e ne fece la sua preda: la tenne nascosta ai suoi genitori e alla stessa dea.
Il padre e la madre di Psiche consultarono l'oracolo di Apollo a Mileto, città della costa, per sapere perchè nessun uomo chiedeva la mano della figlia.L' oracolo interpretato da Eros, che aveva assunto le veci di Apollo, spiegò che la fanciulla non era destinata a un uomo ma a un drago; perciò doveva essere sacrificata su un'alta collina vicino alla città. Il popolo seguì le istruzioni dell' oracolo.
I genitori di Psiche, pur piangendo, portarono la figlia al luogo del sacrificio e lì la lasciarono, tra le rocciose vette.
Sola in questo luogo desolato, che si ergeva sopra Mileto, la fanciulla aspettava di morire. Invece la colse il sonno, dolce come la marea della sera, e la fanciulla si adagiò a terra.
Quando si svegliò, si trovò in un altro luogo: non su un'altura arida ma in una verde vallata, solcata da ruscelli argentei e punteggiata da macchie di pioppi e pini. Dinanzi a lei vi era una casa, bassa e bianca, con tegole che avevano riflessi dorati alla luce del sole.
Una porta d'oro si aprì, e una brezza leggerissima investì la fanciulla.
All'interno vi era un cortile pavimentato con un mosaico di rose, le favorite di Eros. Il profumo di questi fiori era piuttosto intenso.
Non si sentiva alcuna voce umana, nè vi era alcuna presenza nella casa. Mani invisibili servivano da mangiare e da bere a Psiche su piatti di bronzo e in coppe su cui erano dipinte scene d'amore.
Quando scese la notte, le stesse mani invisibili la condussero nella camera da letto e, invisibile, giunse a lei l'amante. Con le sue carezze la rallegrò, ma della sua voce lei udiva solo un sussurro che le diceva di non guardare mai il suo volto.
Egli la lasciò prima dell'alba. In questo incantesimo da sogno.

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Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l'uno e l'altro sono infiniti.
-- William Shakespeare
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Susie

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MessaggioTitolo: Re: EROS E PSICHE   Dom Ago 30, 2009 10:49 pm

Psiche rimase per molti mesi: sola durante il giorno eccetto per quelle mani che la servivano, di notte in compagnia di un amante che non vide mai. Anche se era deliziata, divenne altresì irrequieta e curiosa. Una notte nascose una lampada a olio nella camera e, quando l'amato si voltò su un fianco e si addormentò la tenue fiamma illuminò il suo volto.
Accanto a lei giaceva un essere bellissimo: Eros, il più splendido dei ragazzi, il più appassionato degli uomini. La sua schiena non era coperta dal mantello che copriva la giovane durante la notte ma aveva potenti ali che riflettevano i colori dell'aurora.
Le mani di Psiche tremarono, e gocce del caldo olio della lampada caddero sulla pelle nuda di Eros.
Per un attimo, Psiche diventò cieca. Quando tornò a vedere, Eros si alzava e la guardava con silenzioso biasimo per il tradimento. Poi se ne andò.
Piangendo, la fanciulla lo seguì. L'ultima cosa che vide di lui furono grandi ali che brillavano al chiarore lunare.
La mattina dopo quella lunga, solitaria notte,Psiche iniziò a errare per il mondo vagando da sola nella vallata e giungendo in regioni selvagge, sempre piangendo per Eros.
Camminò per molti giorni,senza sapere dove stava andando, finchè perse tutte le speranze e pregò Afrodite di riportargli Eros.
La dea dell'amore l'ascoltò e, mutevole, di umore com'era, le rispose.
Iniziò così la seconda parte dell'incantesimo di Psiche.
La dea richiese alla donna una prova di fedeltà, ella diede a Psiche alcuni incarichi da portare a termine: doveva selezionare il grano, l'orzo e il miglio che riempivano i granai della dea; doveva togliere i velli d'oro degli arieti che pascolavano nelle sue praterie.
La natura stessa ebbe pietà della giovane e l'aiutò. Si diceva infatti che una moltitudine di formiche fosse apparsa per selezionare il grano al posto suo e che le siepi con i rovi avessero tolto il vello e offerto la lana nelle sue mani.
La natura tuttavia non poteva aiutare la fanciulla nel suo ultimo incarico.
La dea inviò Psiche nell'oltretomba per prendere dalla regina dell'Ade la magica essenza della bellezza mortale, che Afrodite richiedeva per se stessa.

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MessaggioTitolo: Re: EROS E PSICHE   Dom Ago 30, 2009 10:50 pm

Armata solo di una pagnotta di orzo per distrarre Cerbero, il cane che era a guardia della porta dell'Ade, e di monete per pagare il traghettatore Caronte che solcava il fiume degli inferi, Psiche entrò in una caverna e discese nelle tenebre, camminando per molto tempo nei meandri gelidi fino a giungere al luogo in cui era a guardia il nero cane Cerbero.
Psiche esitò, poichè il cane la guardava con i suoi sei occhi di fuoco e le sue tre teste che si torcevano, fremevano, ringhiavano e cercavano di mordere.
Allora gi gettò la pagnotta. Il cane si accovacciò sul cibo con le bocche che sbavavano: velocemente la fanciulla lo oltrepassò e corse lungo il fiume che delimitava l'Ade, in cui il traghettatore Caronte aspettava sempre le anime.
Con le monete pagò l'inquietante figura e fu così trasportata nel mondo dei morti dove camminò tra le ombre che erravano senza sosta.
Alla fine giunse nella profonda caverna in cui si trovava la regina dell'Ade. Illuminata da una fioca luce, Psiche scrutò il recipiente, troppo piccolo per contenere l'essenza della bellezza mortale. Curiosa come sempre ruppe il coperchio e lo aprì.
La cassetta non conteneva la bellezza ma un incantesimo di sonno sotto forma di un'ombra di fumo. Esso fluì dal contenitore nell'aria e avvolse Psiche nelle sue nere spine. La fanciulla sprofondò in un sonno di morte.
Avrebbe potuto rimanere così per sempre, sola e sotto l'effetto dell'incantesimo, presso la porta del mondo dei morti, se non fosse stato per Eros, impietosito dalla sua punizione. Lasciò le sue vette e andò per il mondo a cercare la principessa.
La trovò, immobile, come una morta, sotto l'effetto di un incantesimo.
Come un potente dio, la svegliò dal sonno; la sollevò tra le braccia e la portò nel suo mondo, e l'amore che era sbocciato nelle tenebre affiorò nelle regioni dove trionfava la luce.

FINE.

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